I “terroristi” britannici che sostengono la Palestina

Il governo del Regno Unito ha applicato le norme antiterrorismo post-11 settembre ai membri di Palestine Action, per i sanzionamenti ai produttori di armi che rifornivano l’esercito israeliano.

RAYAN FRESCHI e MATHIEU RIGOUSTE su Le Monde Diplomatique il 05/01/26.

Luglio 2020: due cittadini britannici fondano La rete Palestine Action. Huda Ammori – la cui famiglia paterna aveva dovuto lasciare la Palestina durante la guerra dei sei giorni nel 1967 – Richard Barnard – già membro del movimento ecologista Extinction Rebellion – partono dalla stessa constatazione: dal 2018, con la repressione della “Marcia del ritorno” palestinese da parte di cecchini israeliani armati di fucili precisione venduti da Londra, nel Regno Unito le proteste si susseguono senza progressi tangibili. Per diventare più efficaci, bisogna quindi cambiare le modalità di contestazione.

Fin dall inizio, l’оrganizzazione si impegna in operazioni che prendono di mira direttamente i fornitori di armi a Israele. Prende di mira in particolare Elbit Systems, gigante industriale che produce droni di sorveglianza e da combattimento sperimentati sui palestinesi prima di essere vendeti nel resto del mondo con l’etichetta “combat proven” (testato in combattimento). <<Piuttosto che chiedere ad un politico di chiudere le fabbriche di armi, potevamo andare a chiuderle noi stesse>>, riassume la voce fuori campo di To Kill a War Machine (Hannan Maple Richard York, 2025), il documentario dedicato al movimento e messo al bando nel Regno Unito.

Palestine Action si sviluppa formando gruppi locali e autonomi. Iniziano attaccando, con un certo successo, diversi stabilimenti Elbit nel paese e la fabbrica Appb di Runcorn, che produce i carrelli di atterraggio dei droni. Distruggono il materiale necessario per la produzione, che riescono a bloccare per diversi giorni. Elbit finisce per rinunciare alle proprie fabbriche di Oldham e Bristol.

Quando governanti israeliani premono per una maggiore repressione, gli attivisti vengono arrestati, alcuni rilasciati per mancanza di prove, altri perseguiti per vandalismo o furto. Ma Palaction moltiplica le iniziative. Nel mese di maggio 2021, a Leicester, l’organizzazione occupa lo stabilimento Uav Tactical Systems, una filiale di Elbit. I manifestansi rimangono sul tetto per sei giorni grazie al sostegno di alcuni abitanti della regione che allestiscono un accampamento di solidarietà davanti alla fabbrica e bloccano la strade quando la polizia cerca di allontanare gli attivisti.

Fabbricare il consenso ai crimini di guerra di Israele

Nel dicembre 2021, presso il tribunale di New castle-under-Lytne si tiene un primo processo contro tre attivisti che avevano messo le catene alle porte della fabbrica di droni Uav situata a Shenstone e coperto l’edificio con vernice color rosso sangue.

Gli avvocati dei “tre di Elbit” riescono a farli assolvere dall’accusa penale per danni facendo valere la lawful excuse (scusa legittima), una disposizione del diritto britannico che permette di giustificare atti illegali se si tratta di prevenire un danno più grave, nella fattispecie, crimini di guerra contro i palestinesi.

In questo contesto, il 2 marzo 2022, il direttore di Elbit Systems, Martin Fausset, incontra Priti Patel, allora ministra dell’interno. La quale conferma: “Gli atti criminali di protesta contre Elbit Systems Uk sono presi sul serio dal governo“, che è giá “in contatto con la polizia a questo proposito” ¹.

Ma nel novembre 2022, a Londra, nell’ambito di un processo davanti alla Crown Court (corte reale, l’equivalente di un tribunale penale), cinque militanti di PalAction processati per aver spruzzato vernicе rossa sulla sede londinese di Elbit, nell’ottobre 2023, vengono anch’essi assolti dalla giuria.

Secondo Ammori, i ranghi della rete di attivisti si allargano notevolmente a partire da ottobre 2023, il che permette a PalAction di diversificare gli obiettivi². Nello stesso mese, anche la sede londinese della British Broadcasting Corporation (Bbc), accusata da Palestine Action di “diffondere le menzogne dell’occupante” e di “fabbricare un consenso ai crimini di guerra di Israele“, viene coperata di vernice rossa³. A novembre, l’accesso a uno dei siti di Lockheed Martin – fornitore degli aerei da combattimento F16 e F35 impiegati per bombardare Gaza – viene bloccato.

In quello stesso mese, presso la corte reale di Snaresbrook inizia un importante processo – durerà sei settimane – per giudicare le azioni intraprese contro diverse fabbriche di Elbit tra luglio 2020 gennaio 2021. La difesa di PalAction ricorre nuovamente alla lawful excuse. Otto attivisti vengono dichiarati non colpevoli di una parte dei capo d’accusa e due vengono assolti all’unanimità da tutte le accuse. La vittoria non è solo morale. Il movimento riesce a legittimare dal punto di vista giudiziario la disobbedienza civile e la violenza materiale di fronte all’urgenza di disarmare le forze israeliane a Gaza.

Dopo questo rovescio politico, Elbit, che dispone di una propria cellula di intelligence e condivide informazioni con la polizia in tutto il paese ogni due settimane, rinnova le pressioni politiche. Il suo direttore della sicurezza Chris Morgan, scrive a Chris Philip, il ministro incaricato della polizia. Chiede una nuova ondata punitiva⁴. La repressione del movimento si intensifica: sorveglianza costante, aumento delle violenze da parte della polizia, arresti a ripetizione e perquisizioni in tutto il Paese.

Ma PalAction raddoppia gli sforzi. Nella 2024, a Filton, un gruрро irrompe nella più grande fabbrica Elbit del Regno unito usando come ariete un furgone per il trasporto detenuti e riesce a introdursi nel suo centro di ricerca. Distrugge i droni quadricotteri che l’esercito israeliano usa per attirare i soccorritori palestinesi diffondendo pianti di bambini, e poi ucciderli. I danni materiali sono valutati in un milione di sterline (1,14 milioni di euro). L’azione diventa rapidamente virale sulle reti sociali.

Le autorità britanniche decidono allora di far ricorso allo stato di eccezione detto “antiterrorismo”, concepito e sviluppato nel quadro dell’oltremodo islamofoba “guerra globale contro il terrore”⁵.

Come spiega la giurista internazionale Shahd Hammouri, “è un modo per sfuggire allo Stato di diritto, per creare uno spazio di eccezione, al di fuori della legge, in tutte le circostanze che disturbano il governo“. Così, sebbene i “ventiquattro di Filton” siano imputati per reati comuni (come furto aggravato, distruzione materiale, turbativa dell’ordine pubblico), il procuratore stabilisce una “connessione terroristica” invocando “circostanze eccezionali” che permettono di prolungare le detenzioni provvisorie, rifiutare le richieste di rilascio su cauzione e detenere gli imputati in regime di “alta sicurezza”.

Dal luglio 2025, oltre 2.700 persone arrestate

Nel giugno 2025, un gruppo di Palestine Action penetra nella più grande base aerea della Royal Air Force (RAF) a Brize Norton, a ovest di Londra. Quattro attivisti danneggiano con la vernice i motori di due aerei cisterna. L’ammontare del danno è valutato a oltre sette milioni di sterline (8 milioni di euro).

Tre giorni dopo, Yvette Cooper, ministra dell’interno del governo laburista, annuncia in Parlamento la decisione di mettere al bando Palestine Action in applicazione del Terrorism Act adottato nel 2000. La legge conferisce al ministro dell’interno il potere di proporre al voto parlamentare la messa al bando di un’organizzazione che “ritiene coivolta in attività terroristiche”. La proposta di Cooper ottine una maggioranza alla Camera dei comuni e in seguito viene accettata dalla Camera dei Lord.

La semplice appartenenza a Palestine Action viene considerata una minaccia per la democrazia e quindi un reato penale. Lanciare appelli a sostegno del movimento, organizzare riunioni e manifestazioni pubbliche di solidarietà, o anche semplicemente indossare magliette con il suo simbolo, assume rilieva penale. Dal luglio 2025, oltre 2.700 persone sono state arrestate per aver partecipato a raduni a sostegno di Palestine Action. Tra di loro, Moazzam Begg, ex detenuto di Guantanamo Bay – rilasciato dopo 3 anni di reclusione senza accuse ne processo – e sir Jonathon Porrit, ex consigliere del Principe Carlo. Rischia lo stesso destino, qualora torni nel Regno unito, la romanziera irlandese Sally Rooney, per aver annunciato l’intenzione di destinare parte dei suoi diritti d’autore al movimento⁶.

Ma questo non basta a spezzare la determinazione di quest’ultimo. A partire dall’estate 2025, a Edimburgo prende vita un nuovo gruppo chiamato Shut Down Leonardo. Parallelamente, un massiccio movimento sostiene trenta attivisti ancora oggi detenuti in attesa del processo, che potrebbe svolgersi solo all’inizio del 2027. Otto di loro portano avanti uno sciopero della fame, esigendo il ritiro della messa al bando della rete.

Per quelli che hanno iniziato a digiunare lo scorso novembre si tratta della più lunga azione di questo tipo in un carcere britannico, da quelle condotte nel 1981 da membri dell’Irish Republic Army (Ira).contro le condizioni di detenzione a Long-Kesh, Irlanda del Nord⁷. Al tempo, l’intransigenza di Margaret Thatcher provocò la morte di dieci detenuti⁸. Che farà il laburista Keir Starmer? Al cinquantesimo giorno di sciopero, quando lo stato di salute di molti detenuti era già seriamente compromesso, il suo governo continuava a mostrarsi inflessibile.

 

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